Un capitolo da sfogliare
Il fotografo dell'ultimo scatto
Capitolo 4 · L'album delle assenze
La mattina del primo novembre mi svegliai con la convinzione che, se fossi riuscito a lascare Lucca abbastanza in fretta, tutto quello che era successo durante le prime quarantotto ore avrebbe perso parte del suo potere su di me. Non era una convinzione particolarmente razionale. Sapevo benissimo che cambiare città non avrebbe cancellato i messaggi ricevuti, le fotografie inspiegabili o il ricordo dell'espressione che avevo visto sul volto di Luca Ferri. Eppure, avevo bisogno di aggrapparmi all'idea che esistesse ancora una distinzione tra la mia vita normale e quella che sembrava essersi aperta davanti a me. Una linea da qualche parte, un confine che non avrei dovuto attraversare.
Mi alzai dal letto, raccolsi i vestiti sparsi sulla sedia e cominciai a sistemare le mie cose nella valigia. La stanza era fredda e silenziosa, dalla finestra filtrava una luce pallida e la strada sottostante sembrava appartenere a un'altra città rispetto a quella che avevo attraversato durante Halloween. La fiera non era ancora terminata ma la confusione della notte precedente si era attenuata. Alcune persone camminavano sul marciapiede con le borse degli acquisti, mentre altre trascinavano valigie piene di costumi. Un ragazzo con una parrucca blu stava cercando di sistemare un enorme accessorio di cartone nel bagagliaio di una macchina. Tutto sembrava normale era questo che mi disturbava, dopo quello che avevo scoperto mi aspettavo quasi di vedere qualcosa di diverso. Un dettaglio fuori posto, una persona che mi osservava dalla strada, un segno che confermasse che non avevo immaginato tutto. Invece, il mondo continuava a comportarsi come se nulla fosse successo presi la macchina fotografica dal comodino e rimasi a osservarla, ricordando l'immagine di Marta che avevo trovato la sera precedente.
Avevo controllato più volte la scheda memoria, cercando di capire se fosse possibile che una fotografia fosse comparsa senza che me ne accorgessi. Non avevo trovato spiegazioni, il file era scomparso quando la macchina si era spenta e non ero riuscivo a recuperarlo, quando avevo collegato la reflex al computer non avevo trovato alcuna traccia dell'immagine. Era come se non fosse mai esistita eppure, ricordavo ogni dettaglio; il volto pallido di Marta, lo sfondo scuro, la figura dell'uomo nascosto nell'ombra. Non potevo dimostrare che quella fotografia fosse reale, ma non riuscivo nemmeno a convincermi che fosse stata soltanto un'allucinazione. Riposi la macchina nella custodia.
Avrei potuto lasciarla a casa, una volta tornato e non utilizzarla mai più. Avrei potuto persino venderla, se l'idea di tenerla con me fosse diventata insopportabile ma non lo feci. Era una parte importante della mia vita, un oggetto a cui ero affezionato da anni. Non volevo rinunciare alla fotografia soltanto perché avevo incontrato una persona che mi aveva spaventato. In fondo, continuavo a ripetermi, non era stata la macchina fotografica a fare qualcosa di sbagliato. Era l'uomo che la utilizzava, chiusi la valigia e controllai di non aver dimenticato nulla e uscii dalla stanza. Avevo intenzione di raggiungere la stazione nel giro di un'ora, prima volevo fare un'ultima cosa. Dovevo capire chi fosse davvero Luca Ferri, non avevo intenzione di cercarlo di persona né di seguirlo ancora, non volevo avvicinarmi a lui e soprattutto non volevo scoprire che cosa avrebbe fatto se si fosse accorto del mio interesse. Ma c'erano domande a cui non riuscivo a smettere di pensare, perché il suo nome compariva in racconti così simili tra loro? Perché alcune persone sembravano conoscerlo soltanto attraverso una storia, come se nessuno fosse mai riuscito a parlare con lui abbastanza a lungo da sapere qualcosa di concreto? E perché, ogni volta che fotografava qualcuno, sembrava assistere a qualcosa che lo terrorizzava?
Avevo bisogno di capire se dietro quelle coincidenze esistesse una verità così, invece di dirigermi verso la stazione, mi fermai in un bar vicino alle mura, ordinai un caffè e aprii il portatile. Fu l'inizio di una ricerca che, ancora oggi, rimpiango di aver cominciato. La prima cosa che feci fu cercare il nome di Luca insieme a quello di diverse fiere a cui avrebbe partecipato negli anni precedenti. Non avevo una data precisa da cui partire, sapevo soltanto che alcune persone avevano raccontato storie su un fotografo simile a lui già molto tempo prima. Provai a cercare tra i vecchi forum dedicati al cosplay, nelle discussioni sui fotografi presenti alle fiere e negli archivi delle pagine pubbliche che raccoglievano immagini delle fiere.
Il lavoro si rivelò più difficile del previsto, molti collegamenti non funzionavano più e alcuni forum erano stati chiusi, altri erano rimasti online senza essere aggiornati da anni. Le fotografie erano state eliminate oppure spostate su piattaforme che non esistevano più. Mi sembrava di inseguire una persona che avesse imparato a cancellare le proprie tracce molto prima che qualcuno cominciasse a cercarla. Dopo circa un'ora trovai una vecchia discussione su un forum di appassionati di fotografia. Il titolo era 'Fotografi alle fiere: chi avete incontrato?' La discussione era stata aperta diversi anni prima e conteneva decine di commenti. Gli utenti condividevano immagini, consigli sull'attrezzatura e racconti degli incontri avuti durante le fiere. Scorsi rapidamente le prime pagine, c'erano fotografie di cosplayer, discussioni sugli obiettivi più adatti ai ritratti e lamentele riguardo alla scarsa illuminazione di alcuni padiglioni. Poi trovai un commento che attirò la mia attenzione.
'Qualcuno conosce il fotografo con la borsa di cuoio? Quello che gira sempre con una macchina nera e non lascia mai che gli altri tocchino il suo materiale?'
La data del messaggio risaliva a diversi anni prima, lessi le risposte. La maggior parte degli utenti non sapeva di chi si trattasse, qualcuno suggeriva il nome di un fotografo professionista ma la descrizione non corrispondeva. Un altro aveva scritto:
'Forse so chi intendi. Se è quello che penso, l'ho visto a Lucca qualche anno fa. Fa foto molto belli ma è un tipo particolare.'
Poco più sotto, un utente aveva risposto:
'Particolare in che senso?'
La risposta non era arrivata. Il commento successivo, pubblicato qualche giorno dopo, diceva soltanto:
'Lasciate perdere, non ne vale la pena.'
Mi appoggiai allo schienale non era molto ma era qualcosa, la descrizione corrispondeva a Luca: la macchina fotografica nera, la borsa di cuoio e la sua abitudine di tenere con sé tutta l'attrezzatura. Continuai a leggere. A un certo punto trovai un collegamento a un album fotografico ospitato su un vecchio servizio di condivisione immagini, la pagina non esisteva più ma il titolo era ancora visibile nella discussione.
Ritratti - Lucca, 31 Ottobre
Mi si strinse lo stomaco, cliccai sul collegamento, anche se sapevo già che probabilmente non avrei trovato nulla. La pagina rimase bianca per alcuni secondi, poi comparve un messaggio di errore provai a cercare il titolo dell'album insieme al nome Luca. Nessun risultato utile. Tentai con altre combinazioni di parole, finché non trovai una copia parziale della pagina in un archivio pubblico del web. Non era possibile visualizzare le fotografie, ma alcune miniature erano ancora presenti, ne aprii una. L'immagine era sgranata, quasi illeggibile. Si distingueva una piazza affollata, un gruppo di cosplayer e, sul margine destro, la figura di un uomo con una macchina fotografica non potevo esserne certo, ma sembrava Luca. Ingrandii l'immagine, la risoluzione peggiorò ulteriormente e i dettagli si confusero in una massa di pixel. Stavo per chiudere la pagina quando notai qualcosa nella didascalia originale, conservata sotto la miniatura.
'Ultimo scatto della giornata.'
La stessa frase che avevo visto in uno degli album recenti di Luca, non era una prova di nulla, poteva essere una coincidenza, una formula usata da molti fotografi oppure un semplice modo per indicare l'ultima immagine pubblicata. Ma cominciavo a pensare che il suo rapporto con le fotografie fosse molto più personale di quanto avessi immaginato, per lui alcuni scatti sembravano avere un significato che andava oltre la qualità dell'immagine. Non fotografava soltanto per ricordare un momento, fotografava per conservare qualcosa che, almeno per lui, non poteva essere lasciato andare.
Verso mezzogiorno ricevetti un messaggio da Ettore.
'Sei ancora a Lucca?'
Gli risposi di sì e gli raccontai di aver trovato alcune vecchie discussioni su un fotografo che sembrava corrispondere alla descrizione di Luca. Ettore mi chiamò pochi minuti dopo.
"Andrea, ascoltami. Non voglio dirti che stai perdendo tempo ma questa storia sta diventando un'ossessione."
"Lo so."
"Hai trovato qualcosa di concreto?"
Guardai lo schermo del portatile.
"Non proprio."
"Allora perché continui?"
Non seppi rispondere immediatamente, avrei potuto dirgli che volevo aiutare Marta ma non ero nemmeno sicuro che fosse davvero scomparsa. Avrei potuto spiegargli che mi sentivo responsabile, perché avevo visto Luca fotografarla e non avevo fatto nulla ma la verità era un'altra. Volevo sapere che cosa ci fosse dietro quelle fotografie, volevo capire perché un uomo apparentemente normale riuscisse a suscitare tanta inquietudine in persone che non si conoscevano tra loro e, soprattutto, volevo sapere perché avesse fotografato me.
"Non lo so" risposi infine. Ettore sospirò.
"Almeno, se pensi che sia successo qualcosa di grave, parlane con qualcuno che possa verificare i fatti. Non cercare di risolvere tutto da solo."
Gli promisi che avrei fatto attenzione, poi chiusi la chiamata. Aveva ragione, non ero un investigatore non avevo alcuna esperienza in quel campo e non possedevo informazioni sufficienti per formulare accuse contro qualcuno. Dovevo smettere di inseguire una storia che, fino a quel momento, esisteva soltanto attraverso testimonianze frammentarie e immagini impossibili da verificare. Stavo per chiudere il portatile quando ricevetti una notifica. Era un messaggio della ragazza con cui avevo parlato il giorno precedente, quella che mi aveva raccontato della scomparsa di Marta.
'Hai trovato qualcosa?'
Le risposi che avevo trovato alcune vecchie discussioni su un fotografo, ma niente che dimostrasse un collegamento con la sua amica. La ragazza visualizzò il messaggio poi mi inviò una fotografia. Era un'immagine di Marta, scattata durante una fiera precedente. Indossava un costume diverso, con una giacca rossa e una parrucca nera, sorrideva alla macchina fotografica mentre dietro di lei si intravedeva una parete decorata con locandine di anime. Sotto la fotografia, la ragazza aveva scritto:
'Questa è l'ultima immagine che ho di lei prima di ieri.'
Rimasi a osservarla, Marta sembrava felice non c'era nulla di strano nel suo volto nessuna espressione che potesse suggerire paura o preoccupazione. Era una fotografia normalissima eppure, per la prima volta, mi resi conto di quanto fosse facile trasformare una persona in una semplice immagine. Quando guardavo quella fotografia, non vedevo la ragazza che aveva posato davanti a Luca il giorno di Halloween. Non vedevo la persona che i suoi amici stavano cerando, né qualcuno che avrebbe potuto avere una famiglia, progetti e una vita completamente diversa da quella che immaginavo. Vedevo soltanto un volto, un costume, un momento fermato dal tempo e mi domandai quante volte Luca avesse guardato le proprie fotografie senza riuscire a vedere altro. Quante volte avesse osservato il volto di una persona e avesse deciso che il suo destino era già scritto, quante volte avesse confuso ciò che credeva di sapere con ciò che era realmente accaduto.
Scrissi alla ragazza che avrei conservato la fotografia e le chiesi se ricordasse il nome del fotografo che aveva realizzato la foto. La risposta arrivò poco dopo.
'Non era Luca. Questa l'ha scattata un'altra persone.'
La ragazza aggiunse:
'Ma il giorno di Halloween Marta mi aveva detto che voleva incontrarlo. Diceva che le avevo scritto per chiederle di posare nuovamente per lui.'
Mi si gelò lo stomaco.
'Quando te l'ha detto?' domandai.
'La mattina del 31 Ottobre.'
'Ti ha detto perché voleva incontrarlo?' La risposta tardò ad arrivare, poi comparve una frase.
'Ha detto che lui aveva qualcosa da mostrarle.'
Per alcuni minuti non riuscii a concentrarmi su nulla, continuavo a rileggere quel messaggio cercando di capire che cosa potesse significare. Luca aveva contattato Marta prima della fiera, le aveva chiesto di posare nuovamente per lui, le aveva detto di avere qualcosa da mostrarle e poche ore dopo, la ragazza era scomparsa. Non sapevo se fosse davvero successo qualcosa di grave, ma a quel punto non potevo più considerare la vicenda una semplice coincidenza. Scrissi alla sua amica, chiedendole di conservare tutte le conversazioni e di riferire quei dettagli alle autorità se non lo avesse già fatto. Poi chiusi il portatile, avevo bisogno di aria. Uscii dal bar e mi incamminai lungo una strada laterale, lontano dalle zone più affollate della fiera.
La giornata era fredda e il cielo sembrava sul punto di ricominciare a piovere. Le pietre erano ancora umide e alcune foglie si erano accumulate vicino ai muri, camminai senza una meta precisa cercando di mettere ordine nei pensieri. Non volevo più avere a che fare con Luca Ferri eppure, ormai, non riuscivo a separare la sua immagine da quella di Marta. Pensavo al suo costume da bambola, al sorriso che aveva rivolto al fotografo e al modo in cui lui aveva guardato il display dopo aver scattato. Continuavo a domandarmi che cosa avesse visto, forse niente o forse aveva soltanto riconosciuto un dettaglio che gli aveva ricordato qualcosa di spiacevole ma se le storie che circolavano su di lui avevano anche soltanto un fondo di verità, allora esisteva una possibilità che non riuscivo a ignorare. Luca non aveva fotografato Marta per caso, l'aveva cercata e, per qualche ragione, aveva voluto incontrarla proprio il giorno di Halloween. Mi fermai davanti a una vetrina, il mio riflesso mi osservava da dietro il vetro, pallido e stanco. Avevo dormito poco, mangiato male e trascorso troppe ore davanti a uno schermo. Forse era arrivato il momento di tornare a casa. Stavo per riprendere a camminare quando notai un piccolo negozio di fotografie dall'altra parte della strada, non ricordavo di averlo visto il giorno precedente. L'insegna era semplice, con alcune lettere sbiadite e una vetrina piena di vecchie macchine fotografiche. Dietro il vetro si vedevano obiettivi, album e cornici di legno. Non era un negozio particolarmente grande, ma aveva qualcosa di familiare. Mi avvicinai.
Nella vetrina erano esposte alcune fotografie in bianco e nero che ritraevano persone davanti a edifici antichi, in un angolo quasi nascosta dietro una macchina fotografica analogica, vidi una fotografia di gruppo scattata durante una vecchia edizione di Lucca Comix. C'erano almeno venti persone; alcune indossavano costumi che riconobbi come appartenenti a personaggi di videogiochi e anime molto popolari diversi anni prima. Sul margine destro dell'immagine, però, c'era un uomo che non avrebbe dovuto trovarsi lì. Indossava un giubbotto nero, aveva una borsa di cuoio sulla spalla e teneva in mano una macchina fotografica nera, mi avvicinai ulteriormente al vetro. Il volto era più giovane di quello che ricordavo ma i lineamenti erano gli stessi, era Luca Ferri non potevo sbagliarmi. La fotografia sembrava vecchia di almeno quindici anni, mi guardai intorno cercando di capire se qualcuno mi stesse osservando poi entrai nel negozio.
L'interno era più piccolo di quanto avessi immaginato. Le pareti erano ricoperte di scaffali, e l'odore della carta fotografica si mescolava a quello del legno e della polvere. Dietro il bancone, un uomo anziano stava sistemando alcune fotografie all'interno di una scatola. Alzò lo sguardo quando sentì la porta aprirsi.
"Buongiorno."
Ricambiai il saluto.
"Buongiorno. Mi scusi, posso chiederle una cosa?"
L'uomo posò la scatola sul bancone.
"Certo."
Gli indicai la fotografia esposta in vetrina.
"Questa immagine è stata scattata durante una vecchia edizione di Lucca Comix?"
L'uomo si voltò verso la vetrina.
"Sì. Saranno passati almeno quindici anni."
"Conosce le persone ritratte?"
Sorrise.
"Alcune. All'epoca frequentavo spesso le fiere. Facevo fotografie e sviluppavo rullini per chi non aveva un laboratorio a disposizione."
Indicai l'uomo con la macchina fotografica nera.
"E lui?"
Il sorriso scomparve lentamente dal volto dell'anziano, non disse nulla per qualche secondo poi si avvicinò alla vetrina e osservò la fotografia.
"Perché me lo chiede?"
La domanda mi mise a disagio.
"Credo di averlo incontrato durante la fiera di quest'anno."
L'uomo mi guardò.
"Come si chiama?"
"Luca Ferri."
Il silenzio che seguì fu diverso da quello che avevo percepito durante le mie conversazioni con altri appassionati, non era semplice esitazione sembrava che l'uomo stesse cercando di ricordare qualcosa che avrebbe preferito dimenticare.
"Luca" ripeté. Poi tornò dietro al bancone.
"E' passato molto tempo."
"Quindi lo conosce?"
L'anziano si sedette lentamente su uno sgabello.
"Lo conoscevo."
Non sapevo che cosa rispondere.
"Era un fotografo?" L'uomo annuì.
"Molto bravo. Aveva un talento particolare per le foto. Riusciva a mettere a proprio agio anche le persone più timide."
Era esattamente ciò che avevo pensato di Luca durante il nostro primo incontro.
"Che cosa è successo?"
L'anziano si tolse gli occhiali e li pulì con un panno.
"Non lo so. O almeno, non so che cosa sia successo davvero." Si fermò, poi aggiunse:
"Ma ricordo una cosa," mi avvicinai al bancone. "Quale?"
L'uomo guardò nuovamente la fotografia.
"Una volta mi chiese se fosse possibile conservare un'immagine senza conservarne il ricordo."
Rimase in silenzio.
"Non capii che cosa intendesse" continuò. "Pensai che parlasse del modo in cui una fotografia può far riaffiorare emozioni che vorremmo dimenticare. Gli risposi che, a volte, era proprio quello il motivo per cui fotografavamo."
L'anziano si rimise gli occhiali. "Lui non sembrò soddisfatto."
Mi sentii improvvisamente freddo. "Le disse altro?"
"Mi chiese se avessi mai fotografato una persona e, riguardando l'immagine, avessi avuto la sensazione che qualcosa non andasse."
"E lei?"
"Gli dissi che succedeva continuamente. A volte una fotografia può sembrare sbagliata anche quando tecnicamente è perfetta. Un'espressione, un'ombra, un movimento catturato nel momento sbagliato."
L'uomo si interruppe.
"Luca mi rispose che non parlava di quello."
"E di cosa parlava?"
L'anziano scosse la testa.
"Non me lo spiegò mai."
Rimasi a osservare la fotografia esposta in vetrina, quindici anni forse di più. Luca sembrava più giovane ma chiaramente lui.
"Sa dove posso trovarlo?" domandai. L'uomo si irrigidì.
"Perché vuole saperlo?"
Esitai. Avrei potuto raccontargli tutto: Marta, i messaggi anonimi, le fotografie che sembravano comparire senza motivo ma non avevo prove sufficienti e non sapevo se quell'uomo fosse disposto a credermi. Così gli dissi soltanto che volevo capire perché alcune persone avessero paura di lui. L'anziano rimase in silenzio poi si alzò e si diresse verso una porta sul retro.
"Aspetti qui."
Scomparve nella stanza accanto, sentii il rumore di alcuni cassetti che venivano aperti e richiusi, seguito da un fruscio di carta. Quando tornò, teneva in mano una vecchia busta la posò sul bancone.
"Non so se questo possa esserle utile."
Aprii la busta e all'interno c'erano alcune fotografie stampate su carta lucida, ingiallite agli angoli. Le osservai una dopo l'altra erano foto di cosplayer, scattati durante una vecchia edizione della fiera. Alcune persone sorridevano, altre assumevano espressioni serie come se stessero interpretando i propri personaggi. Sul retro di ogni fotografia compariva una data e, in alcuni casi, una breve annotazione. Riconobbi la grafia, era la stessa che avevo visto negli estratti dal diario di Luca.
Non avevo ancora letto abbastanza delle sue annotazioni per esserne certo ma le lettere erano identiche a quelle che avevo intravisto nel suo taccuino nero, presi una delle fotografie e la girai. Sul retro era scritto:
'31 Ottobre. L'ho visto arrivare.'
Un'altra riportava:
'Non era ancora il momento.'
La terza era accompagnata da una frase che mi fece trattenere il respiro.
'Non posso salvarli tutti.'
"Da dove vengono queste fotografie?" chiesi.
L'uomo si appoggiò al bancone.
"Le trovai nel negozio molti anni fa, Luca me le aveva lasciate perché voleva che sviluppassi alcune immagini. Tornò a ritirare il resto del materiale ma dimenticò quella busta."
"E non ha mai cercato di riprenderla?"
"No."
"Ha provato a contattarlo?" L'anziano scosse la testa.
"Non sapevo dove trovarlo."
Continuai a esaminare le fotografie, poi arrivai all'ultima. Era una foto di una ragazza con un costume scuro e un trucco che le rendeva il viso simile a quello di una bambola. Il mio cuore cominciò a battere più velocemente, non era Marta ma la somiglianza era impressionante. La stessa pelle pallida, le labbra scure e gli occhi incorniciati da un trucco elaborato. Sul retro, Luca aveva scritto una data.
'31 Ottobre'
Sotto , una frase.
'Questa volta ho aspettato troppo.'
Rimasi a fissare quelle parole, non sapevo a chi si riferissero, non sapevo che cosa fosse successo alla ragazza ritratta e non sapevo perché Luca avesse conservato quella fotografia insieme alle altre ma per la prima volta avevo tra le mani qualcosa di concreto. Non una leggenda raccontata da sconosciuti, non un messaggio anonimo, non una fotografia che sembrava comparire dal nulla ma un oggetto reale, conservato per anni da una persona che aveva conosciuto Luca. E sul retro c'era una frase che sembrava appartenere allo stesso mondo oscuro che avevo cominciato a intravedere durante Halloween. L'anziano mi osservò in silenzio.
"Hai visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, vero?"
Sollevai lo sguardo.
"Che cosa?"
L'uomo indicò la fotografia che tenevo in mano.
"Le fotografie di Luca."
Non risposi, non ce n'era bisogno l'anziano sospirò.
"Allora mi ascolti bene. Non so che cosa faccia quell'uomo e non voglio fare supposizioni ma, se ha iniziato a interessarsi a lei, dovrebbe smettere di cercarlo."
Mi tornò in mente il messaggio ricevuto la notte precedente.
'Se oggi hai visto Luca Ferri, non cercarlo.'
Era lo stesso avvertimento, ancora una volta.
"Perché?" domandai. L'uomo si voltò verso la vetrina, fuori la strada si era riempita di persone che si dirigevano verso la fiera.
"Perché Luca non dimentica mai una persona che ha fotografato."
Mi si gelò il sangue.
"Che cosa significa?" L'anziano non rispose immediatamente, poi disse:
"Significa che, se ha conservato una fotografia, prima o poi torna a cercare il soggetto."
Uscii dal negozio con la busta stretta tra le mani, non avevo intenzione di portarla via, ma l'anziano mi aveva permesso di fotografare il contenuto e di prendere temporaneamente una delle stampe, quella con l'annotazione che mi aveva colpito di più. Mi disse che potevo restituirgliela quando volevo, non gli chiesi perché fosse disposto a fidarsi di uno sconosciuto, forse voleva semplicemente liberarsi di qualcosa che non comprendeva. Forse era stanco di conservare quelle fotografie o forse, come me, aveva cominciato a pensare che non fossero soltanto immagini. Mi fermai sotto un portico e osservai nuovamente la fotografia della ragazza, non conoscevo il suo nome, non sapevo se fosse ancora viva, non sapevo nemmeno se Luca avesse davvero previsto qualcosa attraverso quella fotografia ma sul retro c'era scritta una data precisa, la stessa data in cui avevo incontrato Luca, la stessa data in cui Marta era scomparsa, la stessa notte in cui avevo trovato la fotografia davanti alla mia finestra. Alla fine mi domandai se Halloween fosse davvero soltanto una coincidenza forse Luca frequentava le fiere in quel periodo perché erano gli eventi in cui riusciva a incontrare più persone senza senza destare sospetti. Forse il suo potere, se davvero esisteva, non aveva alcun legame con la data o forse c'era qualcosa in quella notte che gli permetteva di vedere ciò che durante il resto dell'anno rimaneva nascosto. Non avevo risposte, avevo soltanto una fotografia e una frase.
'Questa volta ho aspettato troppo.'
La infilai nella tasca interna della giacca, poi ripresi a camminare verso la stazione. Avevo deciso di tornare a casa, non avrei più cercato Luca, non avrei più seguito i suoi spostamenti e non avrei più cercato di comprendere il significato delle sue fotografie. Avrei consegnato tutte le informazioni che avevo raccolto a chi avrebbe potuto verificare i fatti era la cosa giusta da fare ma, prima di raggiungere la stazione, il telefono vibrò. Lo tirai fuori, un nuovo messaggio ma questa volta non proveniva dall'account anonimo era un numero che non avevo mai visto. Il testo era breve:
'Hai trovato l'album?'
Mi fermai in mezzo alla strada, non avevo raccontato a nessuno del negozio e non avevo pubblicato fotografie delle stampe, non avevo nemmeno detto a Ettore che avevo trovato qualcosa di concreto. Scrissi:
'Chi sei?'
La risposta arrivò immediatamente.
'Non importa.'
Poi comparve un'altra frase.
'L'importante è che tu non apra la scatola.' Quale scatola? Non avevo trovato nessuna scatola avevo soltanto una busta con alcune fotografie, stavo per risponde quando arrivò un terzo messaggio.
'L'album non contiene tutte le fotografie.'
Sentii un brivido attraversarmi la schiena, poi il telefono vibrò ancora. Un'immagine. La aprii, era una fotografia del negozio in cui ero appena stato. L'inquadratura mostrava la vetrina, la porta dell'ingresso e una parte del marciapiede. Io ero visibile al centro dell'immagine, avevo la busta in mano. La fotografia era stata scattata da una posizione rialzata, probabilmente da una finestra dell'edificio di fronte. Sul retro, qualcuno aveva aggiunto una frase. Non potevo sapere se fosse stata scritta davvero sul retro di una stampa o se fosse soltanto una didascalia inserita digitalmente ma le parole erano chiarissime:
'Adesso so che cosa stai cercando.'
Sollevai lo sguardo verso gli edifici, le finestra erano numerose alcune aperte, altre chiuse dietro tende chiare. Non vidi nessuno, non potevo sapere chi avesse scattato quella fotografia e non potevo sapere da quanto tempo mi stesse osservando ma, mentre riponevo il telefono in tasca, compresi che la mia decisione di lasciare Lucca non avrebbe necessariamente messo fine quella storia. Perché, se Luca aveva davvero fotografato me, allora non ero più soltanto qualcuno che cercava di capire che cosa fosse successo a Marta ero diventato parte del suo album e, da qualche parte, qualcuno sembrava conoscere già il mio posto.
Quella sera, una volta tornato a casa, non riuscii a fare altro che controllare le fotografie salvate sul computer. Non volevo farlo mi ero ripromesso di smettere ma avevo bisogno di sapere se esistessero altre immagini che non ricordavo di aver scattato. Collegai la macchina fotografica, trasferii i file e cominciai a scorrerli uno dopo l'altro. All'inizio non trovai nulla di insolito; le fotografie erano quelle che ricordavo i cosplayer, le strade, gli edifici e gli scorsi della fiera. Poi arrivai a una cartella che non avevo creato io, il nome era composto da una sola parola.
ASSENZE
La aprii, dentro c'erano decine di fotografie. Non erano immagini che avevo scattato durante la fiera, erano foto di persone che non conoscevo realizzati in luoghi diversi e in anni differenti. Alcune fotografie sembravano molto vecchie, altre erano nitide quindi più recenti. In quasi tutte, il soggetto guardava direttamente verso l'obiettivo, sotto ogni immagine compariva una data e, accanto alla data, una breve annotazione.
'Non ancora.'
'Troppo presto.'
'Non posso intervenire.'
'Questa volta è diverso.'
Scorsi le immagini con il cuore che batteva sempre più forte, non sapevo da dove provenissero e non sapevo come fossero finite sul mio computer ma una cosa mi apparve subito evidente. Erano le stesse persone che avevo visto nelle vecchie discussioni del forum, quelle di cui gli utenti parlavano come di persone scomparse. Non potevo dimostrarlo con certezza, ma riconoscevo alcuni volti e poi arrivai all'ultima fotografia. Era una foto di Andrea. Di me.
La fotografia mostrava il mio volto, ripreso da una distanza ravvicinata, avevo un'espressione stanca e gli occhi rivolti leggermente verso destra. Non ricordavo di essere mai stato fotografato in quel modo. Sotto l'immagine c'era una data.
'31 Ottobre'
E una frase.
'Non so ancora se posso salvarlo.'
Rimasi a fissare lo schermo, non avevo mai creato quella cartella, non avevo mai visto quelle fotografie e non sapevo come fossero finite sul mio computer ma compresi che l'album di Luca Ferri non era soltanto una raccolta di immagini. Era un elenco di persone che qualcuno aveva osservato, catalogato e, per qualche ragione, deciso di non dimenticare. E il mio nome, anche se non era scritto da nessuna parte, era appena entrato a farne parte.
Ogni storia merita il suo tempo. Scopri le altre Fanfiction →