Un capitolo da sfogliare
Il fotografo dell'ultimo scatto
Capitolo 3 · La ragazza vestita da bambola
La prima cosa che feci quella mattina fu controllare la finestra. Non so che cosa mi aspettassi di trovare forse una traccia sul davanzale, un'impronta sul marciapiede o qualche altro dettaglio che potesse confermare che la fotografia scattata davanti alla mia stanza non fosse soltanto il risultato di un errore della macchina fotografica. Una parte di me sperava persino di vedere Luca dall'altra parte della strada, così da poterlo osservare con attenzione e convincermi che il suo comportamento non avesse nulla di particolare. Ovviamente non c'era nessuno.
La strada era quasi deserta a eccezione di un uomo che portava a spasso un cane e di una ragazza che camminava con il telefono appoggiato all'orecchio. Il cielo era ancora grigio e l'aria aveva quella tonalità fredda tipica delle mattine autunnali, quando la luce sembra arrivare da un luogo molto più lontano del solito. Aprii la finestra, l'odore della pioggia entrò nella stanza, accompagnato dal rumore di una macchina che passava lentamente sull'asfalto bagnato. Mi affacciai e osservai il marciapiede. Nessuna traccia, nessun segno che qualcuno fosse rimasto lì ad aspettare. Rimasi qualche minuto con le mani appoggiate al davanzale, cercando di ricostruire quello che era successo la sera precedente. Avevo trovato una fotografia che non ricordavo di aver scattato, un'immagine che sembrava mostrare Luca davanti alla mia finestra. Il file riportava un orario incompatibile con ciò che ricordavo di aver fatto e, soprattutto, non riuscivo a spiegarmi come quella fotografia fosse finita nella mia macchina. Avrei potuto controllare i metadati sul computer, cercare eventuali errori nella scheda di memoria o verificare se l'orologio della reflex fosse impostato correttamente.
Era quello che avrebbe fatto qualsiasi persona ragionevole. Invece avevo trascorso gran parte della notte a fissare il soffitto, con la sensazione che qualcuno potesse trovarsi dall'altra parte della porta. Mi ero persino alzato due volte per controllare che fosse chiusa a chiave. Una parte di me sapeva che stavo esagerando, non avevo alcuna prova che Luca fosse stato davvero davanti alla finestra, non sapevo nemmeno se la fotografia fosse autentica ma c'era un'altra cosa che non riuscivo a dimenticare. Il messaggio.
'Ti ha già fotografato, vero?'
Chiunque me l'avesse inviato sapeva qualcosa che io ignoravo. Non era un semplice avvertimento generico, né una battuta pensata per spaventarmi durante Halloween. Sembrava riferirsi a un fatto preciso, come se quella persona sapesse che Luca aveva fotografato qualcuno senza che quest'ultimo se ne accorgesse. Me.
Mi allontanai dalla finestra e presi il telefono. Per qualche secondo rimasi indeciso, poi aprii la conversazione con il profilo anonimo e scrissi:
'Chi sei?'
Attesi ma nessuna risposta, allora scrissi ancora:
'Come fai a sapere di Luca Ferri?"
Il messaggio risultò inviato, ma non comparve alcuna indicazione che fosse stato letto. Provai a chiamare il numero associato all'account, sebbene non fossi nemmeno sicuro che ne esistesse uno e non ottenni nulla.
Alla fine rinunciai, dovevo smettere di cercare risposte da qualcuno che sembrava intenzionato a comunicare soltanto attraverso frasi misteriose. Se quella persona aveva davvero informazioni utili, prima o poi avrebbe dovuto spiegarsi. Nel frattempo, c'era un'altra questione che non riuscivo a togliermi dalla testa ed era la ragazza vestita da bambola.
La sera precedente avevo ricevuto un messaggio da una persona che chiedeva informazioni su di lei. Non sapevo se fosse scomparsa davvero o se avesse semplicemente perso i contatti con gli amici. Non conoscevo il suo nome, non sapevo da dove venisse e non avevo idea di come rintracciarla. Eppure, dopo quello che avevo visto, non riuscivo a considerarla una coincidenza. Presi il portatile e mi sedetti sul letto. Avevo ancora il collegamento al profilo di Luca Ferri, così tornai alla fotografia della ragazza. La didascalia era sempre la stessa.
'Alcuni incontri arrivano quando meno te lo aspetti. Grazie per aver posato per me.'
La osservai a lungo, la ragazza sorrideva appena con la testa inclinata e le mani raccolte davanti al petto. Il trucco bianco le rendeva il volto quasi privo di espressione, mentre le labbra scure creavano un contrasto netto con la pelle. Era un bel ritratto, non riuscivo a capire perché Luca avesse reagito in quel modo dopo averlo scattato. Scorsi i commenti, sperando di trovare qualche informazione utile; molti utenti avevano elogiato la fotografia, qualcuno aveva chiesto il nome della cosplayer, altri avevano domandato se fosse possibile acquistare una stampa. Poi trovai il commento di una ragazza che scriveva:
'Bellissima! Ma è la stessa che era con noi ieri?'
La risposta di Luca era breve.
'Credo di sì.'
Mi fermai, non era una risposta particolarmente significativa, ma c'era qualcosa di strano. Se aveva fotografato quella ragazza, perché non sapeva con certezza chi fosse? E perché aveva scritto una frase così vaga sotto un ritratto che sembrava aver curato nei minimi dettagli? Aprii il profilo dell'utente che aveva lasciato il commento ed era pubblico. Nella fotografia più recente comparivano tre ragazze vestite con costumi a tema horror. Una indossava un abito rosso, un'altra era truccata come una bambola di porcellana e la terza aveva un costume nero con dettagli argentati. Riconobbi immediatamente la ragazza fotografata da Luca. Non avevo dubbi, la didascalia indicava che la fotografia era stata scattata durante la mattina del 31 Ottobre. Sotto, una serie di commenti:
'Dove sei finita?'
'Rispondimi, per favore.'
'Non è da te sparire così.'
E poi, pubblicato da un altro account:
'Ragazzi, qualcuno l'ha vista dopo pranzo?'
Mi appoggiati allo schienale della sedia. Il mio primo istinto fu quello di scrivere a qualcuno di loro, ma non sapevo che cosa dire non volevo sembrare un estraneo che si intrometteva in una situazione privata, soprattutto senza sapere se fosse davvero successo qualcosa. Avrei potuto raccontare di aver visto la ragazza posare per Luca, ma non avevo nessuna informazione che potesse essere utile. Eppure, se quelle persone stavano cercando davvero un'amica forse potevo aiutarle. Aprii la conversazione con la ragazza che mi aveva contattato la sera precedente.
'Buongiorno. Ho visto il tuo messaggio, credo di aver incontrato la ragazza di cui parli.'
La risposta arrivò quasi immediatamente.
'Davvero? Dove?'
Le spiegai di averla vista durante la fiera e di aver assistito alla sessione fotografica con Luca Ferri. Per qualche secondo non ricevetti risposta, poi comparvero tre puntini.
'Luca Ferri? E' questo il nome del fotografo? Come fai a conoscerlo?'
Lessi le domande una dopo l'altra, c'era qualcosa nel tono dei messaggi che mi fece irrigidire. Risposi che avevo parlato con lui durante la fiera e che lo avevo visto fotografare la ragazza. Non aggiunsi altro. La risposta successiva arrivò dopo quasi un minuto.
'Devi stare attento.'
Rimasi a fissare lo schermo, ancora quella frase e ancora un avvertimento.
'Perché?' scrissi, la ragazza iniziò a digitare ma poi smise. Passarono alcuni secondi e infine arrivò un messaggio lungo.
'Non so se sia lo stesso uomo di cui parlavano gli altri, ma il nome coincide. L'anno scorse una ragazza del nostro gruppo aveva raccontato di essere stata fotografata da uno sconosciuto che continuava a farle domande strane. Qualche settimana dopo, una sua amica è scomparsa, non so se le due cose siano collegate, ma da allora alcune persone hanno iniziato a raccontare storie su un fotografo che compare alle fiere e che porta sempre con sé una macchina fotografia nera al collo.'
Mi fermai a leggere una volta poi un'altra, il messaggio non dimostrava nulla. La ragazza stessa ammetteva di non sapere se i fatti fossero collegati ma la coincidenza era inquietante. Un fotografo, una macchina fotografica nera, una persona scomparsa e ora una ragazza che non riusciva più a trovare la propria amica. Scrissi:
'Hai il nome della ragazza scomparsa l'anno scorso?'
La risposta arrivò dopo qualche secondo.
'No, non ricordo il nome. Mi dispiace. Però ricordo una cosa che mi aveva raccontato, diceva che dopo aver scattato la fotografia, il fotografo l'aveva guardata come se avesse visto un fantasma.'
Rimasi immobile, quella frase era troppo simile a ciò che avevo osservato il giorno precedente. La ragazza continuò a scrivere:
'Lei aveva riso, pensando che fosse uno scherzo. Lui invece le aveva detto che era dispiaciuto.'
Mi tornò in mente il momento in cui Luca aveva fotografato la ragazza vestita da bambola, la sua espressione, il silenzio, quel sorriso che sembrava arrivare soltanto dopo uno sforzo e soprattutto, quelle parole.
'Mi dispiace.'
Chiusi il portatile, non perché avessi paura di ciò che avrei potuto trovare ma perché avevo bisogno di allontanarmi da quella storia per qualche minuto, era troppo. Troppe coincidenze, troppe persone che sembravano conoscere una versione della stessa leggenda e nessuna spiegazione concreta. Mi alzai, presi la giacca e decisi di uscire. Avevo bisogno di camminare, di sentire il rumore della città e di ricordarmi che, al di là di quello schermo, esisteva un mondo fatto di persone che andavano al lavoro, facevano acquisti e organizzavano le proprie giornate senza preoccuparsi di un fotografo sconosciuto. Eppure, mentre chiudevo la porta della stanza, mi accorsi che avevo lasciato la macchina fotografica sul letto. Per la prima volta da anni, non avevo voglia di portarla con me.
La mattina era ormai avanzata quando tornai verso le mura. La fiera aveva ripreso a riempire le strade, e la confusione mi aiutò a distrarmi. Mi fermai a osservare alcuni cosplayer che si stavano organizzando per una foto di gruppo, poi comprai qualcosa da mangiare e mi sedetti su una panchina. Non avevo intenzione di cercare Luca, mi ero ripetuto quella promessa diverse volte, e ogni volta che mi tornava in mente il suo nome cercavo di concentrarmi su qualcos'altro. Ma le persone hanno un modo particolare di comportarsi quando credono di non essere osservate. Lo capii quando notai una ragazza seduta poco distante da me, indossava un cappotto chiaro e teneva il telefono stretto tra le mani. Non sembrava una cosplayer, almeno non in quel momento ma aveva una grande borsa di stoffa con alcune spille a tema anime.
Continuava a guardare verso l'ingresso della piazza, ogni volta che qualcuno si avvicinava, sollevava la testa poi quando si rendeva conto che non era la persona che stava aspettando, tornava a guardare lo schermo del telefono. La scena mi ricordò ciò che avevo visto sui social. Non sapevo se fosse una delle amiche della ragazza scomparsa, ma decisi di avvicinarmi.
"Scusa" dissi. "Posso chiederti una cosa?"
Lei sollevò lo sguardo, aveva gli occhi arrossati come se avesse pianto.
"Dipende."
"Stai cercando qualcuno?"
La ragazza esitò, poi annuì.
"Una mia amica."
Mi sedetti a una certa distanza, lasciandole spazio.
"E' successo qualcosa?"
Per qualche secondo sembrò indecisa se rispondermi, poi sospirò.
"E' scomparsa ieri."
Non sapevo cosa dire, la ragazza abbassò lo sguardo sul telefono.
"Siamo venute qui insieme. Dovevamo incontrarsi con altre persone, poi lei ha detto che voleva fare qualche fotografia prima di pranzo. Ci siamo separate per meno di un'ora, quando ho provato a chiamarla il telefono era spento."
"Hai già contattato gli altri amici?"
"Tutti. Nessuno l'ha vista dopo mezzogiorno."
La ascoltai in silenzio.
"Come si chiama?" domandai.
"Marta."
Il nome mi rimase impresso, Marta. La ragazza vestita da bambola gotica si chiamava Marta.
"Ieri indossava un costume nero?" chiesi.
La ragazza si voltò verso di me.
"Sì. Perché?"
Le spiegai di averla vista posare per un fotografo. Non menzionai immediatamente Luca, perché volevo essere sicuro che stessi parlando della stessa persona. Le descrissi la macchina fotografica, la borsa di cuoio e il giubbotto scuro. Quando ebbi finito, il suo volto era pallido.
"Era lui" sussurro.
"Chi?"
La ragazza mi mostrò una fotografia sul telefono. Marta era ritratta davanti a uno specchio, con il costume da bambola e il trucco ancora incompleto. Sul bordo dell'immagine compariva il riflesso di un uomo, non si vedeva il volto ma si distinguevano chiaramente la macchina fotografica e la borsa di cuoio. Era Luca, non poteva essere una coincidenza.
"Come si chiama?" mi chiese.
"Luca Ferri."
La ragazza chiuse gli occhi. "Lo sapevo."
"Cosa intendi?"
Mi guardò, ebbi la sensazione che stesse cercando di decidere se fidarsi di me poi mi raccontò qualcosa che non avevo ancora sentito. Marta aveva incontrato Luca già durante una precedente fiera, non ricordava esattamente quale ma aveva conservato una sua fotografia perché le era piaciuta molto. All'epoca, Luca le aveva chiesto se poteva scattarle una foto anche senza costume, sostenendo che il suo volto avesse qualcosa di particolare. Marta aveva rifiutato e non perché fosse spaventata, ma perché non aveva voglia di farsi fotografare senza trucco. Luca non aveva insistito ma aveva sorriso e ringraziata, poi si allontanò.
La ragazza mi raccontò che, per qualche settimana, Marta aveva ricevuto messaggi da un account sconosciuto. Nessuno conteneva minacce esplicite, ma alcuni facevano riferimento alle fotografie scattate durante la fiera. Marta aveva pensato a uno scherzo poi i messaggi erano cessati.
"Perché non mi hai detto niente prima?" le chiesi.
"Perché non pensavo fosse importante. Marta non sembrava preoccupata e poi, quando le ho chiesto se conoscesse quel fotografo, mi ha detto che era soltanto un tipo un pò strano."
La ragazza si passò una mano sul viso.
"Avrei dovuto insistere."
Non risposi, non c'era niente che potessi dirle per farla sentire meglio le chiesi se avesse già contattato le autorità per segnalare la scomparsa di Marta. Mi rispose di sì, ma che non aveva ancora ricevuto notizie utili. Le consigliai di conservare i messaggi e le fotografie e di riferire anche quei dettagli, non potevo sapere se sarebbero serviti a qualcosa. Prima di andarmene, le chiesi se potevo fotografare la schermata in cui compariva Luca. Lei accettò.
Quando mi allontanai dalla panchina, avevo la sensazione di essermi infilato in una storia dalla quale non sarei più riuscito a uscire facilmente. Non avevo prove che Luca fosse coinvolto nella scomparsa di Marta ma ora sapevo che la ragazza lo aveva incontrato anche in passato, che aveva ricevuto messaggi anonimi e che il suo nome era già comparso in racconti simili. E sapevo che, il giorno precedente, dopo aver fotografato Marta, Luca aveva avuto la stessa espressione che avevo visto sul suo volto quando avevo fotografato altre persone. Quella di qualcuno che aveva appena scoperto una notizia terribile.
Decisi di cercare altre informazioni sul suo conto, non volevo affrontarlo, né avvicinarmi al luogo in cui alloggiava. Volevo soltanto capire se esistessero altre testimonianze, altri racconti o fotografie che potessero aiutami a ricostruire ciò che era successo. Mi sedetti in un bar e aprii il portatile. Cercai il suo nome sui motori di ricerca, nei forum dedicati al cosplay e nelle discussioni pubbliche sulle fiere italiane. All'inizio non trovai nulla di particolarmente interessante. Luca Ferri era un nome abbastanza comune, i risultati mostravano diversi profili di fotografi, pagine professionali e immagini che non sembravano avere alcun collegamento con la persona che conoscevo.
Poi cambiai ricerca, aggiunsi parole come fiera, cosplay, scomparsa e fotografo. I risultati erano confusi, molte discussioni parlavano di persone che avevano perso di vista amici durante le fiere, altre raccontavano episodi di molestie o comportamenti inappropriati da parte di sconosciuti. Non c'era nulla che collegasse direttamente Luca a un crimine. Stavo per rinunciare quando trovai un vecchio thread su un forum dedicato agli appassionati di horror.
Il titolo era semplice.
'Il fotografo che compare nelle fotografie.'
La discussione risaliva a diversi anni prima.
Il primo messaggio era stato pubblicato da un utente che raccontava di aver incontrato, durante una fiera italiana, un fotografo sulla quarantina. L'uomo si era avvicinato a diversi cosplayer, aveva chiesto il permesso di scattare e poi aveva mostrato le immagini sul display. Fin qui, nulla di insolito. Il problema era quello che succedeva dopo. Secondo il racconto, alcune persone ritratte dal fotografo avevano avuto incidenti o erano scomparse nei mesi successivi.
L'autore del messaggio non sosteneva che ci fosse un collegamento certo anzi, specificava che la storia poteva essere soltanto una coincidenza, ingigantita da chi amava le leggende metropolitane. Ma c'era un dettaglio. Il fotografo, dopo aver scattato, sembrava talvolta spaventato da ciò che vedeva sul display. L'autore del thread raccontava di aver assistito personalmente a uno di quegli episodi, una ragazza aveva posato per una fotografia sorridendo davanti all'obiettivo. Quando il fotografo aveva controllato l'immagine, aveva improvvisamente abbassato la macchina. Poi aveva detto:
'Mi dispiace.'
Il messaggio terminava con una frase che mi fece sentire freddo.
'Non so che cosa abbia visto. So soltanto che, quando gli ho chiesto spiegazioni, mi ha guardato come se fossi stato io a fare una domanda sbagliata.'
Scorsi i commenti. Molti utenti prendevano in giro l'autore, accusandolo di essersi inventato una storia per attirare l'attenzione. Altri raccontavano episodi simili, senza però fornire prove. Qualcuno sosteneva che il fotografo fosse un uomo anziano, un altro diceva che avesse i capelli completamente neri, una persona affermava di averlo visto soltanto una volta durante una fiera che non ricordava con precisione. Le descrizioni non coincidevano del tutto era evidente che, nel corso degli anni, la storia si fosse trasformata. Ma quasi tutti i racconti condividevano lo stesso particolare: dopo aver scattato una fotografia sembrava vedere qualcosa che lo turbava profondamente. Aprii il profilo dell'autore del thread, l'account non esisteva più anche molti dei collegamenti presenti nella discussione erano diventati inattivi. Mi appoggiati allo schienale della sedia, non avevo trovato una prova ma avevo trovato una leggenda. Una storia raccontata da sconosciuti, priva di nomi verificabili e piena di contraddizioni. Avrei potuto chiudere il portatile e dimenticarmene ma mentre scorrevo gli ultimi commenti, notai una risposta pubblicata da un utente che non sembrava interessato a convincere nessuno. Era una frase molto breve.
'Non cercate di scoprire chi è. Cercate di capire perché cancella alcune fotografie.'
Rimasi a fissare lo schermo, perché cancella alcune fotografie? Mi tornò in mente il bambino vestito da vampiro e poi il ragazzo con la maschera bianca e infine Marta. In tutti e tre i casi avevo visto Luca reagire in modo strano dopo aver scattato. Nel caso del bambino e il ragazzo, avevo persino assistito alla cancellazione delle immagini. Non sapevo che cosa ci fosse in quelle fotografie, non avevo mai visto il contenuto degli scatti che Luca aveva eliminato eppure, per qualche ragione, cominciavo a pensare che proprio lì si nascondesse la risposta. Aprii una nuova scheda e tornai al profilo di Luca, scorsi i suoi album fotografici, cercando di individuare eventuali immagini mancanti o numerazioni insolite. La maggior parte delle fotografie era organizzata per data e luogo, c'erano ritratti di cosplayer, fotografie di gruppo e alcuni scatti ambientati nelle strade delle città in cui si erano svolte le manifestazioni. Notai che Luca pubblicava soltanto una parte delle immagini realizzate durante una giornata. Era normale, naturalmente nessun fotografo pubblica ogni singolo scatto ma in alcuni album le didascalie sembravano strane.
'Ultima fotografia della giornata.'
'Un incontro che non dimenticherò.'
'Alcune immagini è meglio conservarle.'
Mi fermai su quest'ultima, sotto la fotografia di una ragazza vestita da personaggio fantasy, Luca aveva scritto:
'Non tutte le fotografie sono destinate a essere mostrate.'
Ebbi la sensazione che il messaggio fosse rivolto a me, era assurdo lo sapevo. Luca non poteva sapere che cosa stessi facendo in quel momento, né perché stessi cercando informazioni sul suo conto. Eppure, la frase sembrava collegarsi a tutto ciò che avevo scoperto così chiusi il portatile non volevo continuare. Avevo bisogno di raccogliere le idee, di allontanarmi da quello schermo e di smettere di interpretare ogni parola come un indizio. Ma prima di uscire dal bar feci una cosa che, col senno di poi, avrei dovuto evitare. Salvai il collegamento al forum e scattai una fotografia allo schermo con il telefono. Volevo conservare la discussione nel caso in cui fosse stata cancellata, non potevo sapere che, quella stessa sera, qualcuno avrebbe cercato di contattarmi nuovamente e che il messaggio successivo sarebbe stato molto diverso dai precedenti.
Nel pomeriggio tornai alla fiera, non avevo più voglia di fotografare ma sentivo di non poter semplicemente andarmene senza aver capito qualcosa in più. Mi ripetevo che non stavo cercando Luca, volevo soltanto raccogliere qualche informazione, magari parlare con altri fotografi e capire se qualcuno lo conoscesse. Era una giustificazione debole, ma mi permetteva di continuare. Mi fermai presso un'area in cui i cosplayer stavano realizzando fotografie di gruppo, chiesi a un ragazzo se conoscesse Luca Ferri. La sua reazione fu immediata.
"Perché?"
La domanda mi sorprese.
"L'ho incontrato durante la fiera, volevo sapere se fosse un fotografo conosciuto."
Il ragazzo mi osservò per qualche secondo.
"E' quello con la macchina fotografica nera?"
Annuii.
"Lo conosci?"
"L'ho visto qualche volta" esitò. Poi abbassò la voce.
"Senti, non so se sia vero, ma alcuni amici mi hanno raccontato una storia su di lui."
Mi sentii improvvisamente più attento.
"Che storia?"
Il ragazzo guardò verso i suoi amici come se volesse assicurarsi che nessuno stesse ascoltando.
"Dicono che fotografi le persone prima che succeda loro qualcosa di brutto."
Rimasi in silenzio. "In che senso?"
"Non lo so. C'è chi dice che abbia una specie di potere, chi sostiene che sia soltanto un pazzo e chi pensa che sia una leggenda inventata per spaventare i nuovi arrivati."
Si passò una mano tra i capelli. "La cosa strana è che la storia gira da anni. Io non ci credo molto, ma ogni tanto qualcuno la tira fuori."
"E tu hai mai visto qualcosa?" scosse la testa.
"No. Non ho mai avuto niente a che fare con lui?"
Lo ringraziai e mi allontanai, la storia si stava ripetendo. Ogni persona che incontravo sembrava conoscere una versione diversa della stessa leggenda, ma nessuno era in grado di confermare i fatti. Forse era proprio questo il motivo per cui continuava a circolare, non c'era una verità da verificare, soltanto frammenti di racconti che si sovrapponevano, cambiavano e diventavano sempre più inquietanti a ogni nuova versione.
Eppure, dopo aver ascoltato quelle parole, non riuscii più a considerare Luca un semplice fotografo. Aveva un nome, aveva un volto, aveva una pagina pubblica, fotografie e contatti ma intorno a lui esisteva anche qualcosa di più oscuro, una storia che nessuno sembrava conoscere fino in fondo. E io avevo cominciato a farne parte.
Fu quasi sera quando ricevetti il nuovo messaggio. Mi trovavo vicino a una delle strade laterali, in una zona dove la folla si era diradata. Il cielo era diventato scuro e le luci dei negozi si riflettevano sulle pietre ancora umide. Il telefono vibrò nella tasca della giacca, lo tirai fuori ed era un messaggio da un numero sconosciuto.
'Hai trovato il forum?'
Mi fermai, non avevo detto a nessuno di aver cercato quella discussione, non avevo condiviso il collegamento, non avevo pubblicato nulla sui sociale. Rimasi immobile, mentre le persone mi passavano accanto senza prestarmi attenzione. Scrissi:
'Chi sei?'
La risposta arrivò dopo pochi secondi.
'Qualcuno che ha commesso il tuo stesso errore.'
Il cuore cominciò a battermi più velocemente.
'Quale errore?' Questa volta dovetti aspettare quasi un minuto, poi comparve un messaggio.
'Pensare che Luca Ferri sia una persona che puoi capire.'
Mi guardai intorno, la strada era piena di gente ma nessuno sembrava prestare attenzione a me. Scrissi un'altra domanda.
'Che cosa gli è successo?'
Il messaggio risultò inviato ma non arrivò alcuna risposta. Attesi qualche secondo, poi controllai il numero. Non compariva alcun nome, soltanto una sequenza di cifre che non riconoscevo stavo per riporre il telefono quando arrivò un'ultima notifica. Era una fotografia, la aprii. Non riuscii a capire subito che cosa stessi guardando mi ci volle qualche secondo in più. L'immagine mostrava una strada di Lucca, illuminata dalla luce fredda dei lampioni. In fondo si vedevano alcune persone, sfocate dal movimento. In primo piano c'era un uomo con un giubbotto scuro, una borsa di cuoio sulla spalla e una macchina fotografica nera tra le mani. Luca.
Non era una delle fotografie che avevo visto sul suo profilo, non era nemmeno una delle immagini che avevo scattato durante la giornata. Era una fotografia ripresa da una posizione rialzata, forse da una finestra o da un balcone. Luca stava guardando direttamente verso l'obiettivo, sotto l'immagine c'era una frase.
'Non sei il primo a cercarlo'
Rimasi a fissare lo schermo, poi arrivò un secondo messaggio.
'E non sarai l'ultimo.'
Quella notte, quando tornai nella mia stanza, decisi che avrei smesso di cercare informazioni su Luca Ferri. Non avrei più controllato i suoi profili, non avrei più seguito i suoi spostamenti e non avrei più parlato con sconosciuti che sostenevano di conoscere la sua storia. Avrei conservato le fotografie e i messaggi, nel caso in cui fosse stato necessario riferire qualcosa alle autorità, ma non avrei fatto altro. Era la decisione più ragionevole eppure, mentre sistemavo le mie cose prima di andare a dormire, mi accorsi di aver lasciato la macchina fotografica sul comodino. La presi in mano e rimasi a osservarla; era la stessa macchina che utilizzavo da anni, lo stesso strumento con cui avevo fotografato centinaia di persone senza mai pensare che potesse esserci qualcosa di sbagliato nel gesto di premere un pulsante.
La accesi, controllai le fotografie e tutto sembrava normale. Stavo per spegnerla quando notai una nuova immagine, non ricordavo di averla scattata era un ritratto di Marta, la ragazza vestita da bambola. Non poteva essere una fotografia realizzata da me, perché non avevo mai avuto la sua immagine inquadrata attraverso la mia macchina fotografica. Eppure, eccola lì. Il costume nero, il trucco bianco, le mani raccolte davanti al petto la stessa foto che avevo visto sul profilo di Luca soltanto che questa volta c'era qualcosa di diverso. Lo sfondo non era quello dell'edificio davanti al quale aveva posato era una stanza buia, con una parete spoglia e una luce proveniente da una direzione che non riuscivo a identificare. Marta non sorrideva, guardava direttamente verso l'obiettivo e dietro di lei quasi nascosto nell'ombra, c'era un uomo. Non riuscivo a distinguere chiaramente il volto ma riconobbi la forma della macchina fotografica e la borsa di cuoio. Mi allontanai dal comodino, il display rimase acceso, illuminando debolmente la stanza controllai la data del file. La fotografia risultava scattata il 31 Ottobre, alle 23:58. Non era possibile.
Mi avvicinai nuovamente e ingrandii l'immagine cercando di distinguere il volto dell'uomo, per un attimo mi sembrò di vedere Luca sorridere poi lo schermò diventò nero. La macchina fotografica si spense da sola, rimasi immobile con il respiro corto e le mani fredde non sapevo se la fotografia fosse autentica, se la scheda di memoria fosse danneggiata o se qualcuno fosse riuscito a manipolare i file. Non sapevo nemmeno se Marta fosse ancora viva ma una cosa era certa, non volevo più vedere quella fotografia. La mattina seguente avrei lasciato Lucca, avrei preso le mie cose e sarei tornato a casa cercando di dimenticare tutto.
Era quello che continuavo a ripetermi eppure, mentre spegnevo la luce, mi tornò in mente un dettaglio che fino a quel momento avevo trascurato. Nella fotografia che avevo trovato sulla mia macchina, Marta non guardava l'obiettivo guardava qualcosa appena alla sua sinistra qualcosa che si trovava fuori dall'inquadratura, qualcosa che sembrava aver attirato la sua attenzione un istante prima dello scatto. E, se l'immagine era davvero stata realizzato da Luca, allora significava che il fotografo non aveva immortalato soltanto il volto di una ragazza, aveva fotografato il momento esatto in cui lei si era accorta di non essere sola.
Ogni storia merita il suo tempo. Scopri le altre Fanfiction →